Esame della patente: quasi 1 candidato su 4 viene bocciato. I dati 2025 che nessuno si aspettava

studenti all'esame teorico della patente

Alzi la mano chi, dopo essere stato bocciato all'esame della patente, ha pensato: "Ma come è possibile? Sto sbagliando io o è il sistema ad essere complicato?" È una domanda legittima. E i numeri del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti relativi al 2025 aiutano a dare una risposta concreta.

Perché una cosa è sicura: non sei l'unico.

I dati del Ministero dei Trasporti: il tasso di bocciature più alto dal 2009

Il dossier MIT 2025 è uscito ad aprile e i numeri fanno un certo effetto. Su oltre 2,3 milioni di prove d'esame sostenute in Italia nel corso dell'anno, il tasso complessivo di bocciati si è attestato al 26,71% il più alto registrato dal 2009. In pratica, quasi un candidato su quattro torna a casa senza patente. 

Non è una sensazione, non è sfortuna, non è che "gli esaminatori della tua città sono particolarmente severi" È un trend documentato, in peggioramento costante, che riguarda tutto il Paese e che dice una cosa precisa: prepararsi per bene è essenziale.

Il vero problema è la teoria, non la guida

Ecco il dato più sorprendente dell'intero rapporto. Tutti hanno paura del traffico, dell'esaminatore silenzioso seduto accanto, del parcheggio a S. E invece lo scoglio vero è la prova scritta.

Patente B: quasi il 40% viene bocciato ai quiz

I respinti alla prova teorica sono stati 454.930, pari al 38,04%. Quasi quattro candidati su dieci non superano i quiz. Trenta domande, 20 minuti, massimo 3 errori e quasi la metà ci rimane incastrata. 

Guardando solo la Patente B, il dato è ancora più netto: i bocciati alla prova teorica sfiorano il 40%, esattamente il 39,73%. 

La prova pratica è più abbordabile

Una volta superato lo scoglio dei quiz, la prova pratica si rivela decisamente più abbordabile, con una percentuale di bocciature che crolla al 14,60%. Per la Patente B nello specifico, i respinti al volante si fermano al 16,18%. 

In vent'anni i bocciati sono aumentati del 33,5%

Qui arriva la parte che fa davvero riflettere, soprattutto se i tuoi genitori ti dicono che "ai loro tempi la patente era una passeggiata". Avevano ragione.

Nel 2006, su circa 1,67 milioni di prove d'esame per la Patente B, i respinti si fermavano a 362.605. Nel 2025, a fronte di un numero di tentativi sostanzialmente simile, le bocciature sono esplose a 484.352, un incremento del 33,5%. 

Prendere la patente oggi è oggettivamente più difficile rispetto a vent'anni fa. Non perché i giovani siano diventati più distratti, ma perché l'esame si è fatto più selettivo. 

Le differenze tra uomini e donne

Nella teoria, le donne risultano mediamente più preparate: vengono bocciate nel 36,86% dei casi contro il 39,35% degli uomini. Gli equilibri si ribaltano però al volante, dove le candidate respinte salgono al 17,88% contro il 12,72% della controparte maschile. 

Un candidato su sette è straniero: la barriera linguistica pesa

Circa un neopatentato su sette è straniero, oltre 170.000 persone nel 2025. Per molti di loro l'ostacolo non è la guida, ma il linguaggio contorto dei quiz ministeriali.

Espressioni come "a meno che non" o "salvo che", diventano trabocchetti quasi impossibili da interpretare per chi non conosce bene la lingua italiana, specialmente scritta. Un problema più legato alla comprensione che alla preparazione.

L'età della patente si alza: non è più solo un rito di passaggio a 18 anni

C'è un altro dato che racconta molto di come sta cambiando il Paese. Le patenti emesse nel 2025 a persone tra i 31 e i 44 anni sono più di quelle rilasciate a chi ha tra i 25 e i 30 anni: 137.106 nel primo caso, 118.374 nel secondo.

La patente non è più automaticamente la prima cosa che si fa a 18 anni. Sempre più spesso arriva in età adulta, per esigenze di lavoro, per la vita che cambia, o semplicemente perché prima non era una priorità.

Chi si trova in questa situazione, con poco tempo libero e la pressione di doverla prendere in fretta, ha ancora più bisogno di un percorso efficiente, senza ore buttate.

Perché i quiz sono così difficili: la spiegazione di un istruttore

I numeri spiegano cosa sta accadendo, ma non il perché. Per questo abbiamo chiesto a un istruttore di Guidoio di dirci la sua.

"Il primo ostacolo è la struttura stessa delle domande. Le nuove generazioni sono abituate a un linguaggio diretto e immediato, e si scontrano con quesiti scritti in un italiano contorto, con doppie negazioni e costruzioni sintattiche che farebbero sudare freddo anche un avvocato. A questo si aggiunge la barriera linguistica per i candidati stranieri: certe espressioni per noi banali, per loro sono un muro. Il problema nella maggior parte dei casi non è la preparazione dei candidati è imparare a leggere le domande nel modo giusto e comprenderne davvero il significato."

Prepararsi bene cambia tutto

Il metodo con cui ci si prepara fa tutta la differenza tra passare al primo tentativo e passare al terzo. Il punto debole, come dicono i dati, è la teoria. E il problema della teoria non è studiare tanto, è studiare nel modo giusto: capire la logica dietro le domande, allenarsi sulle trappole linguistiche, simulare le condizioni d'esame finché non diventano routine. 

Con Guidoio, l'AI tutor per la teoria è pensato esattamente per questo: non ti fa memorizzare risposte a caso, ti aiuta a capire dove sbagli e perché, così arrivi all'esame con una preparazione imbattibile.

Quasi uno su quattro viene bocciato. Con il metodo giusto, non devi essere tu. L’87% dei nostri studenti supera l’esame di teoria al primo tentativo.

Scritto da

Alessia

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